• lucia personalCoach

"Se un'immagine vale mille parole, un'esperienza vale mille immagini." dal web


Frase bellissima, vera e toccante! Bastante a se stessa...nonostante ciò provo il desidero di sviscerare un pochettino il suo contenuto.

C'è da chiedersi perché un'immagine vale mille parole e soprattutto perché utilizziamo così tante parole se

immagini e/o scene si spiegano meglio?

.....anzitutto c'è da dire che - cosa che molti sanno, ma non tutti - ognuno di noi ha un canale preferenziale (spessissimo, inconsapevolmente) attraverso cui fa entrare esperienzialmente il mondo esterno.

I canali sono tre:

- visivo,

- auditivo e

- cinestesico

ma, di tendenza, istintivamente se ne predilige uno, al punto che per una persona "visiva" le mille parole passerebbero da un orecchio all'altro senza lasciar traccia.


Scusami, ora non sto a spiegarti tutta la teoria su cui poggia tale asserzione....ma se ti interessa davvero trovi un sacco di materiale in rete cercando Pnl canali rappresentazionali.

Le parole hanno la particolarità di essere uno strumento indiretto per esperire il mondo in quanto in prima battuta - cioè, quando siamo cullati nel grembo materno - non ne conosciamo il significato, apprendendolo ed essendone "segnati/impressionati" a seguito di ripetute (o solo poche ma intense) esperienze che faranno associare parola/oggetto, parola/emozione, parola/situazione, parola/concetto ecc.

Attraverso le parole "giuste" (hot words) si può portare guarigione o ferire in maniera molto profonda (va da sé che questo vale di più per una persona che utilizza in prevalenza il canale auditivo) in quanto hanno un significato oggettivo comune e nel contempo un significato soggettivo differenziato sia riguardo il loro contenuto sia riguardo l'esperienza diretta che la persona ha avuto in merito a quella specifica parola e di conseguenza per i contenuti emotivi che suscita in lei/lui.

Le parole, così, sono composte da significati oggettivi, significati soggettivi e dal suono della tonalità emotiva utilizzata nel pronunciarle (spessissimo, inconsapevole pure questa), cosa che da sola può arrivare a profondità inenarrabili e precedere ogni esperienza cosciente di cui si può aver memoria, ovvero, l' "energia" emozionale con la quale è stata pronunciata mentre ancora si era nel pancino di mamma può continuare ad avere effetti intensi (in entrambi i versanti emotivi, piacere/dispiacere) oltre ogni logica comprensibile.

Uno dei motivi dell'utilizzo di molte parole, quindi, nasce dalla necessità di farsi comprendere da un interlocutore (tra persone molto intime, spesso basta uno sguardo!) che non conosciamo a fondo; ma anche una buona conoscenza non garantisce di per sé una buona comunicazione quando si è all'oscuro di come e cosa certe parole (o certe parole dette a quel modo), certe immagini o certe esperienze causino dei turbamenti in profondità che spingono la mente a sostituirsi al piano emozionale per evitare il disagio, creando fraintendimenti incresciosi che producono interazioni e relazioni poco appaganti.

In tal caso, ancor di più, le parole creano distanza e dissonanza, laddove l'esperienza di una comprensione empatica silenziosa è l'unica in grado di ristabilire la comunicazione e nutrire la relazione (lettura consigliata "Alchimia emotiva").

Dopo una tale analisi mi vien da dire che siamo davvero bravi nel riuscire, a volte, a comprenderci parlando!!!

Tanta GIOIA a TE

Lucia

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